martedì 19 febbraio 2013

I fondamenti di un movimento


Un progetto per il movimento
"Liberi Amici di Novi" per “Avanti Novi”
In un quadro sempre più caotico e complesso, dal quale emerge nient'altro che il risultato di una politica errata e traviata ed in cui politici senza scrupoli, hanno ormai perso ogni dignità e ritegno.

Rubano il consenso per prevalere e raggiungere il potere, unico scopo della loro esistenza, accaparrare privilegi e rendite, depredano il popolo, tradendo la fiducia data e riposta nelle loro opere.
Non resta che porre mano ad un nuovo progetto in cui finalmente far prevalere la verità e la fiducia in chi ancora oggi crede, che servire il popolo sia l'unica vera fonte della storia.
Noi riteniamo che la professione del politico, così come oggi è intesa, non ha più ragione di essere. Chi si occupa del bene dei cittadini, è persona retta che moralmente riconosciuta idonea ad amministrare, da prova del sua capacità e mette al servizio della comunità la sua preparazione  convinto che il suo apporto sia beneficio per tutta la comunità e dunque anche per se stesso.
Amministrare una comunità, non implica la totale dedizione ad essa, ma la completa e convinta  volontà di agire per il bene di tutti, senza per questo pretendere in cambio privilegi, che non si siano guadagnati tramite il proprio lavoro di sempre.  La comunità dovrà porre in essere le compensazioni necessarie affinché chi amministra, non veda sacrificati i propri interessi civili e sociali.
Nell'ottica della buona conduzione, che considera l'amministrare una città come la propria famiglia, poiché tutti ne facciamo parte, intravvede e organizza piani di sviluppo in cui far convergere e compensare anche esigenze diverse, ma coerenti per linea di condotta e scopi generali. 
  • Favorire le  Imprese attraverso sgravi fiscali e servizi che ne facilitano, la loro collocazione sul territorio,  certi che tali imprese,  stabilizzandosi nel territorio,  lo valorizzano  con la loro opera produttiva;  è pari se non superiore, al dovere di garantire un dignitoso lavoro ai cittadini, poiché  solo favorendo una sostanziale e capillare penetrazione del territorio di realtà produttive, rispettose del territorio, si può garantire un totale abbattimento della domanda di lavoro.
  •     Favorire l'incontro fra generazioni che mostrano la volontà di trasmettere un mestiere e dunque di recepirlo per rinnovare nel tempo attività che diversamente andrebbero perse.
  •     Predisporre la città, affinché sia pronta a recepire le diversificate e composite istanze che dinamicamente si prospettano nel suo divenire. Un piano regolatore che non sia vincolato a stereotipi sorpassati ed obsoleti e monoliti inamovibili. Un piano regolatore vivo che sappia adeguarsi alle diverse ed anche non previste necessità del cittadino, sempre nel rispetto ambientale e storico della città.
  •     Portare una costante attenzione e dunque essere dinamici e sensibili, alle necessità di una nuova visione della gestione del traffico privato e pubblico e certamente a favore di quest'ultimo.
Avere il coraggio di incidere nella convinzione ormai radicata che un mezzo di trasporto debba essere necessariamente privato per essere usufruibile davvero. Educare alla concezione che la città nella sua evoluzione deve necessariamente protendere verso l'ampliamento di isole pedonali sempre più grandi e ben fruibili oltre che accessibili a tutti. Relegando il traffico privato alla periferia e potenziando  veloci mezzi di trasporti pubblici la cui gestione(autonomi ed ecologici totalmente) non debba gravare sui cittadini più  di quanto lo sarebbe un auto privata ed ecologicamente predisposta.

Progettare una città felice di esserlo.
Progettare una città in cui ci si debba sentire felici ed orgogliosi di appartenere e questo, lo si ottiene se la dedizione ad essa è uguale alla necessità di benessere che ogni singolo individuo tende ad ottenere  proiettando i suoi desideri e le sue aspettative di vita sociale e privata.
In questa ottica, la nostra città, deve poter fornire una serie di servizi che apportino al cittadino un ulteriore invito a viverla e questi segnali sono culturali, sportivi ed educativi, che sono alla base della nostra evoluzione storica di cittadini.
Dunque, una amministrazione che progetta soluzioni ed investe risorse nei campi citati, poiché è convinzione diffusa che la scommessa di un cittadino informato, preparato e completo per affrontare la propria esistenza con mezzi adeguati e validi. Passa da tre elementi: Educazione – Cultura – Sport.
  • Educare una città, vuol dire educare ogni suo cittadino al rispetto dei luoghi in cui vive e lavora e studia e svolge la sua esistenza. Inoculando nella sua mente il rispetto per se stessi e per le cosa che lo circondano
  • La conoscenza è cosa talmente vasta che trattarla in modo localizzato e poca cosa, ma è anche vero che il cittadino, grazie allo sforzo della comunità ha acquisito la conoscenza delle cose attraverso la scuola, la cultura ( biblioteche, teatro, eventi culturali e incontri) ed ha affinato la civile convivenza anche attraverso lo sport. Un cittadino che cresce e trasmette a sua volta il suo bagaglio ai figli e dunque alla città che vive, il testamento di consapevolezza, che deriva dalla coscienza di essere una piccola, ma importante e determinante parte di una città che vive proiettata nel futuro non dimenticando mai il suo passato.
Formare una nuova coscienza civile e sociale che parta dal principio di famiglia e vada ad approdare al principio di comunità e dunque di città.
Non è vero che le modalità con le quali si affrontano le problematiche di una famiglia siano diverse da quelle che si affrontano nell'amministrare una città. Semmai sono diversi gli atteggiamenti e le aspettative sia di chi amministra sia di chi subisce tale modo di amministrare la cosa pubblica.
Un Padre di famiglia, si porta dietro una sola grande critica, che nasce da una visione egoistica in apparenza da parte della Madre di famiglia, che solitamente lamenta l'assenza nel quotidiano della figura paterna, dovuta principalmente al lavoro che porta un padre ad allontanarsi dalla famiglia, per sostenerla.
Pur consapevoli che questa assenza necessaria, non distoglie il Padre dalla famiglia, anzi ne rafforza il suo attaccamento, che sviluppandosi nella intensità del lavoro, compensa tale assenza nel produrre maggiore disponibilità di mezzi alla famiglia.
Noi siamo in presenza di Amministratori che fanno della loro assenza ( non parlo della loro assenza fisica, ma di partecipazione convinta alla cosa pubblica) un faro che brilla di luce sinistra e devastante nel condurre ed onorare le loro responsabilità di amministratori.
Non si intravvede minimamente quella tensione che noi verifichiamo nel Padre di Famiglia, né osserviamo alcuna propensione al sacrificio, qualora se ne ravvisasse la lontana necessità nell'esercizio delle loro mansioni. Ecco, se solo potessimo generare una nuova classe politica di Amministratori che considerano la Res Pubblica come la loro famiglia, avremmo vinto la nostra battaglia.
Alessandria, 19 febbraio 2013 -  MARIO SUMMA 

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