Un progetto per il movimento
"Liberi Amici di Novi" per “Avanti Novi”
In
un quadro sempre più caotico e complesso, dal quale emerge nient'altro che il
risultato di una politica errata e traviata ed in cui politici senza scrupoli,
hanno ormai perso ogni dignità e ritegno.Rubano il consenso per prevalere e raggiungere il potere, unico scopo della loro esistenza, accaparrare privilegi e rendite, depredano il popolo, tradendo la fiducia data e riposta nelle loro opere.
Non
resta che porre mano ad un nuovo progetto in cui finalmente far prevalere la
verità e la fiducia in chi ancora oggi crede, che servire il popolo sia l'unica
vera fonte della storia.
Noi
riteniamo che la professione del politico, così come oggi è intesa, non ha più
ragione di essere. Chi si occupa del bene dei cittadini, è persona retta che
moralmente riconosciuta idonea ad amministrare, da prova del sua capacità e
mette al servizio della comunità la sua preparazione convinto che il suo apporto sia beneficio per
tutta la comunità e dunque anche per se stesso.
Amministrare
una comunità, non implica la totale dedizione ad essa, ma la completa e
convinta volontà di agire per il bene di
tutti, senza per questo pretendere in cambio privilegi, che non si siano
guadagnati tramite il proprio lavoro di sempre.
La comunità dovrà porre in essere le compensazioni necessarie affinché
chi amministra, non veda sacrificati i propri interessi civili e sociali.
Nell'ottica
della buona conduzione, che considera l'amministrare una città come la propria
famiglia, poiché tutti ne facciamo parte, intravvede e organizza piani di
sviluppo in cui far convergere e compensare anche esigenze diverse, ma coerenti
per linea di condotta e scopi generali.
- Favorire
le Imprese attraverso sgravi fiscali e
servizi che ne facilitano, la loro collocazione sul territorio, certi che tali imprese, stabilizzandosi nel territorio, lo valorizzano
con la loro opera produttiva; è
pari se non superiore, al dovere di garantire un dignitoso lavoro ai cittadini,
poiché solo favorendo una sostanziale e
capillare penetrazione del territorio di realtà produttive, rispettose del
territorio, si può garantire un totale abbattimento della domanda di lavoro.
- Favorire l'incontro fra generazioni che mostrano la volontà di trasmettere un mestiere e dunque di recepirlo per rinnovare nel tempo attività che diversamente andrebbero perse.
- Predisporre la città, affinché sia pronta a recepire le diversificate e composite istanze che dinamicamente si prospettano nel suo divenire. Un piano regolatore che non sia vincolato a stereotipi sorpassati ed obsoleti e monoliti inamovibili. Un piano regolatore vivo che sappia adeguarsi alle diverse ed anche non previste necessità del cittadino, sempre nel rispetto ambientale e storico della città.
- Portare una costante attenzione e dunque essere dinamici e sensibili, alle necessità di una nuova visione della gestione del traffico privato e pubblico e certamente a favore di quest'ultimo.
Avere il coraggio di incidere nella convinzione ormai
radicata che un mezzo di trasporto debba essere necessariamente privato per
essere usufruibile davvero. Educare alla concezione che la città nella sua
evoluzione deve necessariamente protendere verso l'ampliamento di isole
pedonali sempre più grandi e ben fruibili oltre che accessibili a tutti.
Relegando il traffico privato alla periferia e potenziando veloci mezzi di trasporti pubblici la cui
gestione(autonomi ed ecologici totalmente) non debba gravare sui cittadini
più di quanto lo sarebbe un auto privata
ed ecologicamente predisposta.
Progettare
una città felice di esserlo.
Progettare
una città in cui ci si debba sentire felici ed orgogliosi di appartenere e
questo, lo si ottiene se la dedizione ad essa è uguale alla necessità di
benessere che ogni singolo individuo tende ad ottenere proiettando i suoi desideri e le sue
aspettative di vita sociale e privata.
In
questa ottica, la nostra città, deve poter fornire una serie di servizi che
apportino al cittadino un ulteriore invito a viverla e questi segnali sono
culturali, sportivi ed educativi, che sono alla base della nostra evoluzione
storica di cittadini.
Dunque,
una amministrazione che progetta soluzioni ed investe risorse nei campi citati,
poiché è convinzione diffusa che la scommessa di un cittadino informato,
preparato e completo per affrontare la propria esistenza con mezzi adeguati e validi.
Passa da tre elementi: Educazione – Cultura – Sport.
- Educare una città, vuol dire educare ogni suo cittadino al rispetto dei luoghi in cui vive e lavora e studia e svolge la sua esistenza. Inoculando nella sua mente il rispetto per se stessi e per le cosa che lo circondano
- La conoscenza è cosa talmente vasta che trattarla in modo localizzato e poca cosa, ma è anche vero che il cittadino, grazie allo sforzo della comunità ha acquisito la conoscenza delle cose attraverso la scuola, la cultura ( biblioteche, teatro, eventi culturali e incontri) ed ha affinato la civile convivenza anche attraverso lo sport. Un cittadino che cresce e trasmette a sua volta il suo bagaglio ai figli e dunque alla città che vive, il testamento di consapevolezza, che deriva dalla coscienza di essere una piccola, ma importante e determinante parte di una città che vive proiettata nel futuro non dimenticando mai il suo passato.
Formare
una nuova coscienza civile e sociale che parta dal principio di famiglia e vada
ad approdare al principio di comunità e dunque di città.
Non
è vero che le modalità con le quali si affrontano le problematiche di una
famiglia siano diverse da quelle che si affrontano nell'amministrare una città.
Semmai sono diversi gli atteggiamenti e le aspettative sia di chi amministra
sia di chi subisce tale modo di amministrare la cosa pubblica.
Un
Padre di famiglia, si porta dietro una sola grande critica, che nasce da una
visione egoistica in apparenza da parte della Madre di famiglia, che
solitamente lamenta l'assenza nel quotidiano della figura paterna, dovuta
principalmente al lavoro che porta un padre ad allontanarsi dalla famiglia, per
sostenerla.
Pur
consapevoli che questa assenza necessaria, non distoglie il Padre dalla
famiglia, anzi ne rafforza il suo attaccamento, che sviluppandosi nella
intensità del lavoro, compensa tale assenza nel produrre maggiore disponibilità
di mezzi alla famiglia.
Noi
siamo in presenza di Amministratori che fanno della loro assenza ( non parlo
della loro assenza fisica, ma di partecipazione convinta alla cosa pubblica) un
faro che brilla di luce sinistra e devastante nel condurre ed onorare le loro
responsabilità di amministratori.
Non
si intravvede minimamente quella tensione che noi verifichiamo nel Padre di
Famiglia, né osserviamo alcuna propensione al sacrificio, qualora se ne
ravvisasse la lontana necessità nell'esercizio delle loro mansioni. Ecco, se
solo potessimo generare una nuova classe politica di Amministratori che
considerano la Res Pubblica come la loro famiglia, avremmo vinto la nostra
battaglia.
Alessandria,
19 febbraio 2013 - MARIO SUMMA
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